fbpx

Silenzio elettorale: cos’è e come sfruttarlo a tuo vantaggio

Il silenzio elettorale consiste nel divieto di fare campagna elettorale nelle 24 ore precedenti alle votazioni.

La misura prevede il divieto di organizzare comizi o riunioni di propaganda elettorale in luoghi pubblici, di fare volantinaggio, di affiggere manifesti, distribuire giornali o altri documenti e mezzi legati alla propaganda politica. Inoltre viene specificato che anche durante i giorni della votazione è vietata qualsiasi forma di propaganda elettorale entro 200 metri dall’ingresso delle sezioni elettorali, compresi manifesti e comizi politici.

Il giorno delle votazioni, giornalisti e fotografi seguono i politici fino al seggio per le foto di rito dei candidati che inseriscono la scheda nell’urna elettorale. Spesso questi rilasciano dichiarazioni che si limitano all’invito ai cittadini al voto.

Il silenzio elettorale termina con l’avvio dello scrutinio delle schede elettorali. 

Perché esiste il silenzio elettorale

La normativa è stata creata negli anni Cinquanta con lo scopo di lasciare agli elettori un giorno libero da distrazioni propagandistiche per riflettere sulle proposte fatte dai candidati politici durante la campagna elettorale.

Nella storia della politica italiana, infatti, una delle tecniche di comunicazione più utilizzate durante le campagne elettorali consisteva nel “bombardamento” di informazioni nei confronti dell’elettore, prassi che con i social media non ha fatto altro che aumentare il suo raggio e la sua intensità.

Per ovviare a questa dinamica, il 4 aprile 1956 viene introdotto il concetto di silenzio elettorale, disciplinato dall’articolo 9 della legge 212/1956. Nel 1985 è stata fatta una modifica all’articolo citato con la legge del 4 febbraio, aggiungendo agli strumenti pubblicitari anche le emittenti radiotelevisive private e quindi vietando la diffusione di propaganda elettorale e ampliando il raggio del silenzio pre elezioni.

Chi deve rispettare il silenzio elettorale

>Il silenzio elettorale riguarda in primis tutti gli esponenti politici, i partiti e i candidati alle elezioni. Gli interessati, come già detto, non potranno né rilasciare interviste né organizzare comizi in luoghi pubblici. Tuttavia il divieto si estende anche ai cittadini, che non potranno appendere manifesti o contribuire alla propaganda elettorale in nessun modo, soprattutto il giorno delle votazioni entro 200 m dai seggi.

Silenzio elettorale e social media: la falla del sistema

La legge, tuttavia, lascia dei vuoti normativi non indifferenti. Quando è stata redatta e modificata questa legge, internet doveva ancora vedere la luce, motivo per il quale non c’è nessun riferimento a esso e alle norme da seguire in ambito online.

L’attuale regolamentazione, quindi, presenta numerosi limiti, e andrebbe modificata soprattutto in riferimento all’utilizzo dei social media.

Secondo l’Istat, nel 2019 più del 42% degli italiani ha utilizzato Internet per informarsi riguardo a proposte e idee dei candidati alle elezioni politiche, dato che ha sicuramente subito un’impennata negli ultimi tre anni. Di fronte a queste statistiche, è evidente la necessità di una legge che vada a controllare anche i canali telematici del Web 3.0, in particolare i social come Facebook, Instagram e, ultimamente, anche Tik Tok, strumenti di condivisione in cui, di fatto, non viene rispettato il silenzio elettorale.

Sono già stati fatti dei tentativi di modifica della legge vigente per regolamentare internet e i social media (una nel 2019 e una nel 2020) ma non è stata approvata nessuna proposta tra quelle presentate in Parlamento. L’unica normativa è rappresentata dall’Agcom (Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni), che ha pubblicato delle linee guida relative alle piattaforme digitali redatte in occasione delle ultime elezioni europee; esiste anche una lettera, sempre introdotta dall’Agcom, che invita a far rispettare il silenzio elettorale anche nei social network. In questa cosiddetta legge, infatti, i social sono considerati “luogo pubblico” e quindi vengono compresi nel divieto di propaganda. Tutte queste normative possono essere visionate nel sito ufficiale di Agcom.

Questa legge presenta ancora molte lacune, a causa delle quali viene raramente rispettata e più che altro soggetta a interpretazione di ciascuno, perdendo di credibilità.

Come sfruttare questa “falla” a tuo vantaggio

Come hai visto, anche se l’Agcom ha provato a rimediare a questo problema, la politica non ha nessuna intenzione di “sistemare” le cose.

Ecco perché tu, ad oggi, puoi sfruttare i social media per continuare a rilanciare il tuo messaggio anche nel giorno delle votazioni. Questo proprio perché nessuno ti può fare nulla. L’unico problema è che il discorso potrebbe spostarsi sul senso civico della questione.

Se, a causa delle tue pubblicazioni in silenzio elettorale, gli elettori dovessero iniziare a criticare pesantemente il tuo operato, forse è il caso di interrompere subito eventuali pubblicazioni e sponsorizzazioni per evitare ulteriori problemi.

Ricorda che le campagne si vincono prima e a volte questi “trucchi” servono a poco. Leggi anche come fare politica con i social media.

Quali sono le sanzioni in caso di violazione del silenzio elettorale

Coloro che non rispettano le norme relative al silenzio elettorale incorrono in sanzioni amministrative. Il comma 4 dell’articolo 9 della legge 212/1956 prevede una multa che può andare da un minimo di 103 euro fino a un massimo di 1032.

Conclusioni

In conclusione, come hai potuto vedere, possiamo utilizzare il silenzio elettorale attraverso internet e soprattutto i social media senza preoccupazioni. L’unica cosa a cui bisogna fare attenzione e l’opinione pubblica che rischia di tramutare gli effetti positivi della tua campagna elettorale in qualcosa di negativo che potrebbe farti perdere voti.

Ti candidi alle elezioni?

Se vuoi essere eletto come consigliere comunale, scopri il video corso che abbiamo realizzato per te. Studia, metti in pratica e vinci le elezioni.